Cose che non si raccontano

Quello che succede nella testa di una donna quando sceglie di voler essere madre è inspiegabile. Quando poi a quella stessa donna le si nega la possibilità di diventarlo, ecco quello è inconcepibile. È come la morte, perché anche la morte è inconcepibile.

Antonella Lattanzi si espone in un romanzo autobiografico: Cose che non si raccontano parla per davvero delle cose che nessuna racconta, degli iter per diventare madre nel modo non tradizionale. Gravidanze assistite, pillole, pastiglie, medici, ospedali, sesso forzato, balzi d’umore, litigi, amiche, battute inopportune, segreti, ospedali, test di gravidanza negativi, test di gravidanza positivi, testi di gravidanza finti positivi, ancora ospedali. 

E poi c'è il rapporto con il compagno, i silenzi, gli abbracci, i litigi, il senso di colpa per quella volta che avevi abortito perché non ti sentivi pronta, chissà cosa pensa lui. Chissà cosa pensa lui di me. Chissà se mi odia, chissà se gli importa, chissà se non gli importa: sarebbe meglio se gli importasse o no?


Con una scrittura vera e brutalmente sincera Lattanzi racconta le Cose che non si raccontano: perché solitamente quando si parla di maternità il discorso è ricoperto da una soffice stoffa, decorato da fiori e colori pastello, tutto è positivo e i problemi diventano piccolezze davanti alla grande gioia futura. Ma, quando la gioia futura non è certa, i castelli cadono e si scopre che la maternità può portare più infelicità del previsto. 

Cose che non si raccontano, Antonella Lattanzi (2023)








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