I titoli di coda di una vita insieme
Per la recensione di questo libro potrei semplicemente trascrivere i passaggi che più mi hanno colpita. Poi però penso: forse è troppo poco. Sarebbe semplicistico e sminuente copiare e incollare quattro frasette che mi sono apparse incredibili alla prima lettura. Sarebbe sminuente tanto quanto ricordare solo i brutti momenti trascorsi con una persona dopo la separazione da essa; sarebbe semplicistico come ricordarne solo i difetti, fingendo di non riuscire a farci saltare alla mente i pregi.
Quando marito e moglie si lasciano, tutto ciò che hanno vissuto insieme viene filtrato. Ci sono eventi che cadono sul fondo, dentro la ciotola che contiene i ricordi validi, quelli degni di essere, appunto, ricordati. Gli altri, invece, quelli che non riescono a passare tra i fori del setaccio, rimangono in uno stallo: non smettono di esistere, poiché non possono sparire nel nulla, ma non sono nemmeno ritenuti giusti per continuare ad essere rievocati nel quotidiano. E ovviamente ciò che viene menzionato è sempre il negativo, d’altronde è quello che importa: se ci siamo allontanati è perché lui era così e lei cosà. Il negativo però serve solo a noi, che lo nominiamo per convincerci che questa decisione, quella di separarci, è giusta. Il negativo è utile e ne abbiamo bisogno perché in questo modo, senza menzionare il bello, non rischiamo di farci assalire dal dubbio, dall'incertezza. Anche se poi -si sa- l’incertezza arriva lo stesso: bussa e noi, pure se dovessimo decidere di non aprirle, non possiamo non considerarla, non possiamo comportarci come se dietro quella porta non ci fosse nessuno che attende.
Eppure oggi è così: non mi piace più, non mi serve più, non lo amo più, non la voglio più, non mi interessa più. L’importante per noi è sempre l’oggi, giusto o sbagliato che sia.
Quando marito e moglie si lasciano, tutto ciò che hanno vissuto insieme viene filtrato. Ci sono eventi che cadono sul fondo, dentro la ciotola che contiene i ricordi validi, quelli degni di essere, appunto, ricordati. Gli altri, invece, quelli che non riescono a passare tra i fori del setaccio, rimangono in uno stallo: non smettono di esistere, poiché non possono sparire nel nulla, ma non sono nemmeno ritenuti giusti per continuare ad essere rievocati nel quotidiano. E ovviamente ciò che viene menzionato è sempre il negativo, d’altronde è quello che importa: se ci siamo allontanati è perché lui era così e lei cosà. Il negativo però serve solo a noi, che lo nominiamo per convincerci che questa decisione, quella di separarci, è giusta. Il negativo è utile e ne abbiamo bisogno perché in questo modo, senza menzionare il bello, non rischiamo di farci assalire dal dubbio, dall'incertezza. Anche se poi -si sa- l’incertezza arriva lo stesso: bussa e noi, pure se dovessimo decidere di non aprirle, non possiamo non considerarla, non possiamo comportarci come se dietro quella porta non ci fosse nessuno che attende.
Eppure oggi è così: non mi piace più, non mi serve più, non lo amo più, non la voglio più, non mi interessa più. L’importante per noi è sempre l’oggi, giusto o sbagliato che sia.
E così anche io scriverò la recensione di questo libro copiando e incollando qualche frase che ho apprezzato, perché oggi questo posso ricordare: i passaggi che all'epoca ho sottolineato. Farò, quindi, come si fa in amore.
Ma ciò che conta veramente, le illusioni, gli anni in cui non avevamo niente ma ci bastava stare insieme, semplicemente accanto, tenerci reciprocamente il posto senza permettere a nessuno di sedersi; il futuro per cui eravamo in fila, fiduciosi che sarebbe venuto il nostro turno, pur non avendone certezza, la mano che per la prima volta ha stretto la nostra quando l'abbiamo cercata: di tutto questo nessuno può parlare.
Neanche noi, che ne sminuiremmo il valore con il senso pratico dell’oggi.
I titoli di coda di una vita insieme, Diego De Silva (2024).




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