Effetto Daddato

Se cercate su YouTube “Dissing Anna Pepe e Marta Daddato” vi comparirà un video- compilation che, in un modo o nell’altro, ha segnato un punto per la carriera di entrambe le ragazze. Il dissing, tralasciando le preferenze personali, è stato vinto all’unanimità da Marta Daddato; ma perché allora ad essere entrata nell’industria musicale è stata Anna?

Andiamo con ordine.
Anna rilasciò Bando nel 2020, singolo con il quale si fece conoscere per la prima volta dal pubblico. Prima di Bando Anna era seguita da un piccolo gruppo di utenti, tra cui la stessa Marta Daddato che, si può immaginare, volesse fare lo stesso mestiere: la rapper. Anche Daddato infatti aveva già rilasciato alcuni singoli, tra cui Sto una bomba (nel 2019), Bordello e Queen (entrambe uscite nel 2020), senza però riuscire a fare gli stessi numeri di quella che all’epoca era una collega, e che ben presto sarebbe diventata rivale. 

Dopo i freestyle ci fu un anno di silenzio da parte di entrambe, silenzio che venne poi rotto (o meglio, rottissimo) da Anna, grazie alle collaborazioni con la Dark Polo Gang in BIBERON e successivamente con Guè Pequeno in Cookies N’ cream. I due feat aprirono ufficialmente la strada ad Anna, permettendole così di entrare a far parte della scena rap italiana. 

Di Marta, invece, si persero le tracce fino al 2024, quando l’ex star di TikTok Italia iniziò a fare video su YouTube. Il format scelto non era nuovo, ma neanche così vecchio da risultare anacronistico e fuori luogo: Daddato torna sui social con dei video parlati, seduta sul letto e con un microfono in mano affronta svariati temi con tanto di esempi ed esperienze personali. Insomma, Marta Daddato torna in scena sfruttando uno dei format più popolari del momento: il podcast. 

Nonostante i contenuti attuali siano diversi da quelli che portava nel 2020, Daddato non ha ancora cambiato modus operandi, senza evidentemente comprendere il motivo del proprio fallimento in ambito musicale e -prevedo- senza prevedere nemmeno  quelli futuri. 


Marta Daddato sta sul web come una bandiera sta appesa a un palo: sventola e cambia direzione di continuo, cercando di reinventarsi, sì, ma finendo sempre per non creare mai nulla di veramente nuovo. Segue i trend, l’algoritmo: fa rap quando va di moda, è su YouTube quando torna di moda, cerca di normalizzare situazioni dopo che qualcun altro le ha già normalizzate. 

Questo è il motivo per cui è giusto che quella volta sia stata Anna a fare carriera: Marta Daddato appare sempre troppo frettolosa a voler caricare un nuovo contenuto, cercando di battere gli altri sul tempo; dobbiamo riconoscerle che spesso ci è riuscita: appunto, nel dissing con Anna, fu lei a ottenere la maggior parte del consenso del pubblico perché le sue barre erano migliori. 

Eppure, vincere una faida non comporta necessariamente il successo, e lo abbiamo visto. Anna ci è riuscita perché si è dedicata solo a quello, al rap, completamente. Marta, è probabile, non avrebbe rinunciato mai a TikTok per una carriera ben precisa (e forse non lo farebbe nemmeno adesso). Sintomo di eclettismo, o forse di mero approfittamento. Perché scegliere una strada, firmando un contratto e aprendo delle relazioni con gente del settore, implica mettersi un’etichetta, ed è evidente che questo non le conviene: perché chiudersi in una stanza quando possiamo saltare da una all’altra? Per sua fortuna però, in questo ha l’appoggio del pubblico, che da un po’ di anni a questa parte rifiuta qualsiasi tipo di categorizzazione in nome della libertà più assoluta. Marta Daddato, secondo questa visione, sarebbe giustificata a cambiare immagine, perché la libertà è un diritto da tutelare. Peccato che si parli di libertà solo quando è in trend. E peccato che Marta, e come lei molte altre giovani influencer, calcola il cambiamento al millimetro, andando sempre verso la strada più sicura; ma il successo immediato è solo un’illusione a cui, ahimè, molti ancora non hanno imparato a non cedere. Lo chiamerò così: effetto Daddato.


Certo, ci sono carriere che decollano più facilmente, ma la normalità è un’altra: si possono impiegare anni prima di raggiungere anche solo una platea di cento persone. Credere di potersi considerare un personaggio pubblico a vita dopo neanche un anno di attività è, a dir poco, irrealistico, e forse anche un po’ da arroganti. 

Soprattutto oggi, essendo iperstimolati e con una memoria molto corta, potremmo dimenticarci di conoscerti da un giorno all’altro. La fast music, il fast fashion, qualsiasi mercato “veloce” è destinato a un successo effimero: sono vip con la data di scadenza. 

Rimedio a questa epidemia di frettolosità sono l’impegno, la passione, la coerenza, la determinazione e, soprattutto, il duro lavoro. A Marta Daddato però sembra non interessare; decide, piuttosto, di cavalcare l’onda del momento, credendo di non correre alcun rischio, ma così non fa altro che rimandare la propria fine: essere ricordati per tante, troppe cose, potrebbe sfumare nel non essere ricordati davvero in nulla. 


Forse la carriera di Anna l’avrebbe potuta fare anche Marta, e forse anche meglio, se solo si fosse applicata un po’ di più. 

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