Le cose non dette

★★☆☆☆
Avevo grandi aspettative per questo film. Avevo. Le ho tenute strette fino a fine film, sperando in uno scossone, un finale tragico, o comico, o riflessivo. Avevo grandi aspettative per questo film, ma non sono state soddisfatte. 

Le cose non dette si presenta come il film migliore di Gabriele Muccino, con lo scopo di scavare dentro l’animo umano, di analizzare le relazioni quotidiane e monotone, quelle vissute da chi sta insieme da più di vent’anni di matrimonio, con i rispettivi problemi, incomprensioni, tradimenti, bugie e inganni. Speravo scavasse a fondo per davvero. Speravo avessero smesso di utilizzare questa parola “scavare” con superficialità. Speravo avessero capito che quando la buca non supera i due centimetri di profondità, allora non dovrebbero dire di aver scavato, perché di fatto non c’è stato uno scavo. Sarebbe meglio dire che hanno smussato un po’. Speravo avessero capito che per dire di aver scavato, la buca dev’essere profonda. E invece Muccino ha messo una lente dentro la ferita, ma non è andato a fondo. Non ha fatto sanguinare abbastanza. 


La fotografia è sicuramente migliore della trama, che cavalca alcuni vecchi clichè non necessariamente veritieri: la madre iper protettiva nei confronti della figlia, un padre assente e dall’attitudine inetta, un amore fedifrago tra un professore (ovviamente di filosofia) e una sua allieva. Ci sono risvolti interessanti, ma fine a se stessi; spunti di riflessione che però non vengono approfonditi. 


I personaggi non lasciano nulla. Miriam Leone nei panni di moglie è noiosa e irreale: acuta giornalista che sputa citazioni filosofiche prima di addormentarsi ma non si accorge che il marito la tradisce. Ho apprezzato Carolina Crescentini: l’unica con un carattere coerente, nel bene e nel male, così come accade nella realtà. 


Il film è carino, tutto qui. Non merita il cinema. Forse se visto a casa un giovedì sera qualsiasi senza impegno dopo un lungo zapping, lo si apprezza di più.


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