Ai libri iniziati e mai finiti
Quante storie ci circondano e noi non le conosciamo. Non solo, addirittura non immaginiamo nemmeno esistano.
Scusate miei cari libri. Lo so, non è stato un bel gesto da parte mia. Vi ho letti fin quando volevo, senza tener conto di voi, della vostra bramosia di essere finiti, di essere conosciuti a fondo. Senza tenere conto del desiderio delle pagine di essere sfogliate tutte. Senza tenere conto dei ringraziamenti e delle persone ringraziate, poste sempre a fine libro.
Vi ho iniziati sì, ma mai finiti. E forse a questo punto sarebbe stato meglio non iniziarvi mai. Voi cosa dite? Dovrei leggervi, solo così mi sapreste rispondere. Ma sarebbe come riaprire una ferita. Vi lascerò lì, lì dove vi ho lasciati. È brutto essere lasciati, non è vero? Lo so, l’ho provato. Ma vi assicuro che è brutto anche lasciare, ho provato anche quello. Però forse nell’essere lasciati persiste quel romanticismo, quella magia, quella dell’amore; essere talmente innamorati da permettere a qualcun altro di farci soffrire, perché questo è.
Ma torniamo a voi, cari libri, amati libri. Certo, amati fino a una certa pagina. Quello appoggiato sul comò giace lì da più o meno sette mesi (sufficiente arco temporale per poterlo considerare abbandonato); l’ho amato fino a pagina 78. Poi cos’è successo? Abbiamo litigato? Mi sono stancata? Mi stanco facilmente, scusa.
E poi c’è quello che ho letto tutto d’un fiato, fino a pagina 52. Ti ho comprato e ho iniziato a leggerti senza mai fermarmi. Neanche per bere un bicchiere d’acqua. Neanche per andare in bagno. E non mi poteva parlare nessuno, perché io ero con te; magari mi hanno anche parlato, ma io non li sentivo. Ero con te. Quando mi sono accorta che ero già arrivata a pagina 52 mi spaventai: mi stavi piacendo così tanto che, di quel passo, ti avrei finito in meno di una settimana; consumato. Ma io volevo durasse di più, volevo che tu durassi di più. E quindi ti ho posato, dissi: con calma. Non ti ho mai finito. Volevo continuasse per sempre ma tutto è finito nel momento in cui ho provato ad allungare la nostra storia. Non l’ho bloccata e protratta nel tempo, l’ho soffocata. Mai fermare un desiderio per paura si consumi, si consumerà lo stesso ma senza che voi l’abbiate provato. Be’, anche se non ti ho finito possiamo dire che mi hai insegnato qualcosa, caro libro.
C’è anche un altro libro, è molto arrabbiato con me, me l’ha detto lui. Me l’ha detto quella volta che, dal nulla, è caduto dallo scaffale dove lo avevo riposto. Non ti avevo toccato, non avevo toccato proprio nulla di quello scaffale, tu però sei caduto. Volevi farmi sapere che sei arrabbiato, l’ho capito. Ti sei fatto male? Lo so, ti sei ingelosito quando mi hai visto tornare a casa con un altro libro nuovo di zecca. E in effetti non vedevo l’ora di leggerlo. Non dovresti essere geloso, non sei l’unico che non ho mai finito. E se non ti rincuora, almeno ci ho provato. Se vuoi puoi parlare con l’altro libro, anche lui è un po’ risentito.
Quello l’ho comprato a inizio estate, doveva essere il "libro del mare". Sapevi che, portandoti al mare, ti saresti sporcato un po’ di sabbia, ma era un compromesso a cui potevi scendere, a patto che ti leggessi tutto entro fine estate. Invece -come potete immaginare e come tu sai bene- ti sei sporcato e basta. Almeno tu hai visto il mare, a differenza dei tuoi colleghi. Magari ti finirò la prossima estate, intanto riposa sullo scaffale e sogna il mare; raccontalo agli altri libri.
Per fortuna non tutti i libri che non ho finito sono arrabbiati con me. Con alcuni non era mai iniziato bene il rapporto. Come quello che ci aveva obbligato a leggere la prof di italiano delle superiori. Un libro che mai avrei comprato di mia spontanea volontà, e infatti lo feci comprare a una mia compagna di classe. Dato che nessuna delle due lo voleva leggere, decidemmo di acquistare una sola copia e dividerci le pagine; ci sarai sicuramente rimasto male. Ma il nostro rapporto non poteva che andare così: d’altronde noi siamo stati costretti ad averlo, un rapporto. Se non fosse stato per la mia professoressa mai ti avrei comprato, e tu mai mi avresti conosciuto. Mi sei tornato utile però: il tuo papà (l’autore) ti ha fatto abbastanza lungo da essere pieno di pagine e così io ti ho nominato libro “portante” del mio scaffale: a te si appoggiano tutti gli altri libri. Spero ti piaccia stare lì.
Poi c’è quello che ho iniziato nonostante la copertina. Ti ho giudicato dall’aspetto e ti ho chiesto scusa svariate volte, ma ancora non ti basta. Sei troppo permaloso, sai che tutti giudicano un libro dalla copertina, almeno un po’; questa visione politicamente corretta è utopica, irrealistica: in libreria la prima cosa che mi fa avvicinare (o allontanare) a un libro non può che essere la copertina. Quindi sì, anche l’aspetto ha importanza. E comunque io ho smesso di leggerti non perché non mi piaceva la tua copertina, ma perché non mi piacevi tu. Parlane con quel libretto che ho comprato solo per la copertina, confrontatevi. Troverete stupefacente scoprire quanto in fondo siate simili, nonostante il vostro aspetto così diverso. Perché alla fine è così: a me importa chi sei, mica come ti poni. E voi eravate la stessa cosa, anche se vi siete presentati chi meglio, chi peggio.
Scusate miei cari libri.
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